Da quando è noto che in Europa, dal 2035, non si potranno più vendere auto con motori termici, si è scatenata un’enorme quantità di discussioni, polemiche e chiacchiere da bar dove tanti esperti improvvisati hanno espresso il loro punto di vista. Ragionare sui rischi che ci potranno essere per le aziende automobilistiche classiche ovviamente è più che giusto, ma quella che ormai sembra essere una crociata contro le auto elettriche sta diventando sempre meno logica e, soprattutto, piena di miti da sfatare.
Abbiamo intervistato il Professor Nicola Armaroli, Direttore di Ricerca del CNR, membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze e direttore della rivista Sapere, per provare a fare un quadro della situazione quanto più attendibile possibile.
Redazione – Autorevoli studi dimostrebbero che le auto elettriche in realtà emettono più CO2 delle auto termiche di nuova generazione, è verosimile?
Prof. Armaroli – Si tratta di vecchi studi ormai smentiti anche da chi li aveva condotti. Ci sono infatti parecchie decine di studi che dimostrano che durante tutto il suo ciclo di vita – compresa quindi la costruzione della batteria e lo smaltimento a fine ciclo-, un’auto elettrica inquina la metà di un’auto termica e, in Italia, dove le energie rinnovabili sono in continua crescita, si arriva al 60% di inquinamento in meno.
Redazione – Cosa ne pensa del fatto che, in un prossimo futuro, l’energia elettrica necessaria per tutte le auto dovrà essere prodotta da almeno 26 centrali nucleari?
Prof. Armaroli– Occorre partire da una premessa: il consumo di energia delle auto elettriche è poco. Se domani le auto che sono attualmente in circolazione diventassero tutte elettriche occorrerebbe aumentare la quota di produzione di energia elettrica nella Comunità Europea di appena il 15%, mentre si risparmierebbe quattro volte tanto la quantità di petrolio. Il passaggio totale alle auto elettriche necessiterà di almeno 20 anni e per quell’epoca la produzione di energia sarà totalmente da fonti rinnovabili. C’è infine da tenere presente che le fonti rinnovabili, come dice il loro nome, si rinnovano in continuazione, mentre il petrolio deve essere costantemente estratto ricorrendo a metodologie sempre più costose ed inquinanti.
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Redazione – Si dice che per produrre le batterie servono le terre rare e che Litio e Cobalto comportano inquinamento per la loro estrazione. È vero?
Prof. Armaroli – Le terre rare non c’entrano praticamente niente con le batterie, non ci sono terre rare all’interno delle batterie! Ad oggi, nelle batterie c’è il Litio e fino a qualche tempo fa, ma ormai sta scomparendo, c’era anche il Cobalto, il quale continuerà ad essere presente nelle batterie di smartphone e computer, ma di questo nessuno sembra lamentarsi.
Redazione – Il Litio però non è molto diffuso e scarseggerà se si dovranno produrre tante batterie in più…
Prof. Armaroli – In realtà non è che il Litio scarseggi, fino ad ora non è stato cercato, ma ora che lo si è iniziato a cercare si è scoperto che è molto diffuso nel mondo, anche in Europa. C’è poi un concetto fondamentale da tener presente che è il riciclo: il Litio all’interno di una batteria non si altera, né si consuma, quindi può essere recuperato in fase di smaltimento della batteria ed essere riutizzato per produrre nuove batterie. Per contro, la benzina che si mette nel serbatoio si brucia tutta! Il Litio si estrae una volta sola, il petrolio occorre continuare ad estrarlo e l’estrazione del petrolio e la sua raffinazione sono tra le operazioni più inquinanti al mondo.
Redazione – Da più parti viene detto che i motori termici inquineranno sempre meno anche grazie agli ecofuel, può davvero essere questa la soluzione?
Prof. Armaroli – Occorre cominciare a prendere atto che il motore termico ha un rendimento bassissimo. Quando mettiamo 10 litri di benzina nel serbatoio di un’auto ne sprechiamo circa 7,5 litri, perché l’efficienza del motore elettrico va dal 20 al 30%. Ciò significa sprecare inutilmente il petrolio che deve continuare ad essere estratto. Un’auto elettrica ha un rendimento 4 volte maggiore di quello di un’auto endotermica. Per quanto riguarda gli ecofuel fondamentalmente non cambia nulla, poco importa se ciò che si brucia sia di origine naturale o fossile perché comunque avviene una combustione ed è questa che porta all’emissione della CO2.
Redazione – E per quanto riguarda l’idrogeno?
Prof. Armaroli – L’Unione Europea non ha imposto dal 2035 le auto elettriche, ha solo vietato la vendita delle auto endotermiche, quindi non ha imposto una tecnologia, ma il mercato ha praticamente già deciso perché le auto elettriche sono e diventeranno ancor più efficienti, mentre ad esempio quelle ad idrogeno sono molto “primordiali”… basta considerare che per avere un pieno di idrogeno occorre, alla fonte, impegnare per la sua produzione il triplo dell’energia che serve per un’auto elettrica!





