Auto elettriche in Italia: perché non convincono nonostante gli incentivi?

Ricarica di un'auto elettrica

Nel 2035 tutto potrebbe cambiare, ma, parafrasando Il Gattopardo, potrebbe cambiare tutto per non cambiare niente. Se la scadenza del 2035 verrà confermata come l’ultimo anno per la produzione di veicoli con motori a combustione interna – alimentati a benzina, gasolio, GPL o metano – il settore automobilistico sembrerà attraversare una rivoluzione. Nella pratica, la presenza su strada di milioni di auto termiche garantirà una continuità tale da rendere il cambiamento meno drastico di quanto possa sembrare.

Tutte le case automobilistiche europee hanno cominciato a presentare modelli di auto elettriche che andranno in produzione già nei prossimi mesi e, rispetto ad un paio di anni fa, i listini di tutte le marche hanno molti più modelli tra i quali poter scegliere.

Quanto è vicina la “rivoluzione elettrica”?

La tanto discussa “rivoluzione elettrica” sembra essere ancora lontana. Analizzando i dati di vendita delle auto elettriche in Italia, i numeri non sembrano confermare un vero e proprio cambiamento. Nel 2023, infatti, le auto elettriche rappresentavano solo il 4,2% delle immatricolazioni, e nei primi quattro mesi del 2024 questa percentuale è scesa al 2,9%. A influire su questa situazione è un contesto di incertezze che sta turbando il mercato: i tanto attesi incentivi governativi sono stati ripetutamente posticipati, spingendo molti consumatori a rinunciare all’acquisto.

Se il principale ostacolo fosse il costo elevato delle auto elettriche, gli incentivi previsti potrebbero contribuire a ridurre sensibilmente i prezzi. Per esempio, è previsto un incentivo di 11.000 euro per chi rottama una vettura Euro 0, 1 o 2, che sale a 13.500 euro per coloro che hanno un ISEE inferiore a 30.000 euro. In caso di rottamazione di un’auto Euro 3, l’incentivo è di 10.000 euro, che arriva a 12.500 euro per chi ha un ISEE basso. Per le vetture Euro 4, invece, l’incentivo scende a 9.000 euro, che diventano 11.250 euro per chi ha un ISEE ridotto. Sono previsti anche incentivi di 6.000 euro per chi non ha auto da rottamare, che salgono a 7.500 euro per chi rientra in una fascia ISEE inferiore a 30.000 euro.

LEGGI ANCHE: Auto elettriche silenziose per un nuovo modo di vivere la mobilità

Ma perché le auto elettriche nel resto d’Europa si vendono e in Italia, invece, non sembrano incontrare lo stesso gradimento?

È risaputo che gli automobilisti italiani sono, da sempre, amanti delle belle linee, ma soprattutto delle prestazioni delle automobili. Si potrebbe pensare quindi che vi sia un problema di estetica o di prestazioni dietro il disinteresse per le auto elettriche, ma la maggior parte delle elettriche hanno linee praticamente identiche ai modelli a combustione interna essendo derivate da esse. Per quanto riguarda le prestazioni poi, sono sempre migliorative rispetto all’analogo modello termico da cui derivano.

Il limitato successo delle auto elettriche potrebbe essere attribuito alla percezione di una scarsa autonomia, aggravata dalla carenza di infrastrutture di ricarica e dai tempi di ricarica ancora troppo lunghi. Questo porta molti potenziali acquirenti a considerarle inadatte ai viaggi, ritenendole utili solo per un uso cittadino. Altra ipotesi infondata, poiché molte auto elettriche offrono un’autonomia di almeno 500 chilometri e possono ricaricare la batteria dal 20% all’80% in soli 20-40 minuti presso le colonnine di ricarica veloce, ormai diffuse in tutte le aree di servizio.

Resta quindi un’ultima possibile spiegazione per il loro scarso appeal: l’impatto ambientale. Alcuni ritengono che le auto elettriche siano altamente inquinanti, sia durante la produzione che, ancor di più, al momento dello smaltimento a fine vita.

Anche questo pregiudizio è infondato perché le auto elettriche necessitano di meno quantità di energia per essere costruite. Alla fine del loro ciclo di vita, le auto elettriche possono essere facilmente riciclate. Le batterie, infatti, hanno una seconda vita come sistemi di accumulo per l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici. Quando le batterie sono completamente esaurite, possono essere smontate per recuperare i cosiddetti “materiali rari” che le compongono, rendendoli nuovamente utilizzabili. Viene spontaneo domandarsi perché queste informazioni non siano state messe a disposizione degli italiani, mentre in altre nazioni sono di dominio pubblico.

La scarsa diffusione delle auto elettriche in Italia potrebbe essere legata anche alle strategie dell’industria automobilistica nazionale, che per anni ha sottovalutato questo settore. Solo quando la Comunità Europea ha sancito la fine dei motori a combustione interna, infatti, l’azienda ha dovuto accelerare per recuperare il ritardo. Auspichiamo che in futuro l’Italia possa tornare protagonista anche nel mercato delle auto elettriche.

Vuoi saperne di più?
Contattaci per una consulenza personalizzata

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy:
Torna in alto