Accettazione: il miglior rimedio contro la rabbia

Articolo a cura di Pier Luigi Iafelice – Presidente A.K.A S.r.l – Formatore Ecomotivazionale

Quante volte capita di pensare o, addirittura, urlare ad alta voce: “questa cosa non l’accetterò mai!”

È una dichiarazione precisa e definitiva che si accompagna ad uno stato d’animo di completa opposizione nei confronti di una situazione diversa dal solito, oppure ancor peggio, è la reazione di chi si trova a dover fronteggiare un comportamento inaccettabile, una decisione ingiusta, un evento inaspettato. In ogni caso, la conseguenza di questo atteggiamento di rifiuto è sempre una sola: non riuscendo a considerare quell’accadimento compatibile con i propri schemi mentali inizia una sorta di contrapposizione emotiva che il più delle volte sfocia nella rabbia. Ma perché gli schemi mentali rendono così intransigenti? Perché le persone diventano così indisponibili nei confronti di ciò che non è consueto?

Gli schemi mentali: i pilastri dell’abitudine

Gli schemi mentali sono il risultato di un naturale processo di affinamento delle proprie capacità, siano esse fisiche oppure mentali. È come se il cervello si allenasse con costanza, giorno dopo giorno, per arrivare ad essere in grado, alla fine, di dare una prestazione vincente. Si possono riconoscere gli schemi mentali ogni qual volta nel fare o dire una cosa non si ha più bisogno di concentrarsi, anzi, si riesce a farla o a dirla quasi in automatico. Infatti, gli automatismi sono la prestazione che ogni cervello umano ricerca e raggiunge dopo un “duro allenamento” che consiste nel numero di ripetizioni necessario a poter replicare un movimento, una sequenza logica, una valutazione delle circostanze esterne, senza doversi più concentrare.

Grazie agli automatismi, il cervello risparmia energia e quindi fa meno fatica, come se fosse un motore che può viaggiare “in folle” ad un basso numero di giri sfruttando la velocità precedentemente raggiunta. Occorre quindi considerare che gli automatismi sono la modalità che il cervello utilizza per risparmiare energia ossia fare meno fatica.  Il nostro cervello sceglie questa modalità di comportamento perché, automatizzando le azioni più consuete, standardizzando i pensieri più frequenti, riesce a gestire in automatico molte situazioni senza impegnare energie.

Ma perché il cervello è così attento a risparmiare energie?

Perché sa quanto sia importante avere una riserva di energie, pronte per essere impiegate quando si presentano situazioni diverse dal solito, dove invece è importante concentrarsi per immaginare prima, e concretizzare poi, quello che deve essere il comportamento più giusto, oppure più efficace, per affrontare quella situazione nuova, mai verificatasi prima.

Da un lato, quindi, il cervello non apprezza le situazioni diverse dal solito, ma dall’altro ci possono essere situazioni della vita che lo sorprendono con dinamiche non consuete. Queste possono essere di due tipi: situazioni affrontabili seppur impiegando molta energia, oppure situazioni ritenute non affrontabili e quindi fonte di disagio, di rabbia, di paura. Ed è proprio quando una situazione è del tipo inaffrontabile per il nostro cervello diviene anche inaccettabile, ossia scatta un meccanismo di rifiuto che può portare a contrapposizioni fisiche – non si riesce a fare quello che sarebbe necessario fare-, oppure mentali quando la situazione inaspettata porta a pensieri e/o ragionamenti negativi che procurano malessere interiore.

Il costo della mancata accettazione

La mancanza di accettazione mette in uno stato d’animo di contrapposizione all’evento accaduto e questa contrapposizione finisce per portare via molte energie e, il più delle volte anche tempo. Quando il cervello sceglie di considerare inaffrontabile un evento è come se decidesse che quella situazione non ha alcuna logica ed è inutile provare a gestirla e, quindi, non prova nemmeno ad attingere alla somma delle competenze di vita maturate e di cui dispone. In definitiva, è come se avesse la certezza che non esiste nulla di concreto da fare e quindi la sfida si può considerare, inevitabilmente, come già persa.

Quando scatta il meccanismo dell’accettazione, invece, si crea una situazione privilegiata in cui al cervello arrivano, da tutte le precedenti esperienze di vita, le certezze di poter affrontare la situazione e sente quasi una sorta di piacere nello scoprire di poter passare dal precedente disappunto che provava nei confronti di quell’evento, all’entusiasmo derivante dalla possibilità di provare a cambiarlo sapendo di volerci e poterci riuscire. Sia chiaro, l’accettazione di cui si sta parlando non è quella di chi abbassa le spalle e china la testa prendendo atto che quella situazione non si può non accettare… questa è la cosiddetta accettazione supina, ossia una sorta di resa più o meno incondizionata.

La vera accettazione è quella che vede la persona decisa a diventare protagonista della situazione, pronta a metterci tutte le sue energie per farla diventare davvero una sua scelta e non un obbligo o un dovere stabilito dagli eventi o dagli altri. Nel momento in cui il cervello accetta di uscire dai suoi schemi, dalle sue comode consuetudini per sua scelta, scopre di avere una motivazione ed un entusiasmo che gli consentono davvero di ribaltare le sorti di quella battaglia che all’inizio poteva sembrare già persa.

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