Articolo a cura di Lorenzo Benfenati – Vèz Comunicatore | WeVèz Soc. Coop.
Un impianto fotovoltaico da 1 MWp promosso da WeVèz collega 500 famiglie e 15 aziende. Meno CO₂, più valore che resta sul territorio: l’energia condivisa come infrastruttura civica.
Un progetto di comunità per un’energia più equa
L’energia è più efficiente e più equa quando resta vicina a chi la utilizza. A San Lazzaro di Savena questa intuizione diventa progetto con la nascita di una Comunità Energetica Rinnovabile accompagnata da WeVèz: un’architettura semplice nella forma, solida nei numeri e trasparente nelle regole, che produce elettricità rinnovabile in loco e la valorizza tra i membri nel momento stesso in cui viene consumata. Al cuore sta un impianto fotovoltaico da un megawatt, dimensionato per generare nell’ordine di 1,35 milioni di chilowattora all’anno e per alimentare una comunità fatta di centinaia di nuclei familiari e un gruppo selezionato di attività produttive.
La componente ambientale non è un dettaglio: parliamo di oltre quattrocento tonnellate di CO₂ evitate ogni anno, un beneficio che si somma a quello economico e, soprattutto, alla qualità di un modello che tiene insieme produzione, consumo e responsabilità collettiva. Il cantiere è in fase avanzata e la sua conclusione è calendarizzata per dicembre 2025; a seguire, collaudi e allaccio porteranno il sistema alla piena operatività.
Come funziona una Comunità Energetica
Una Comunità Energetica, in sintesi, è un soggetto aperto e democratico in cui cittadini, imprese ed enti locali condividono l’energia prodotta da fonti rinnovabili all’interno dello stesso perimetro di rete (la cosiddetta cabina primaria). L’elemento dirimente è la sincronia oraria: l’energia immessa in rete dall’impianto viene attribuita ai membri che, in quelle stesse ore, stanno consumando.
È per questo che il progetto di San Lazzaro nasce con una vocazione diurna molto marcata: il profilo di produzione del fotovoltaico – con massimi tra tarda mattina e primo pomeriggio – incontra naturalmente i profili di utilizzo di famiglie e imprese del territorio. Ne deriva una quota di energia condivisa elevata e misurabile, su cui si costruisce la convenienza del modello.
“L’energia condivisa non è uno slogan: è una metrica. Noi la misuriamo ora per ora e la restituiamo ai membri con regole chiare. È così che l’impianto diventa infrastruttura civica, non solo tecnologia” — Paolo Benfenati, Presidente WeVèz
San Lazzaro sceglie dunque un approccio pragmatico, che non chiede ai singoli di trasformarsi in tecnici o di stravolgere abitudini consolidate. Non è necessario installare pannelli a casa né cambiare fornitore di energia: ciò che serve è l’adesione al soggetto collettivo e l’idoneità del proprio POD all’interno del perimetro. Dal punto di vista del quotidiano, il gesto che fa la differenza è spostare i consumi nelle ore solari. È un’elasticità minima che, moltiplicata per centinaia di membri, accresce sensibilmente la quota di energia condivisa e quindi il beneficio complessivo. Per le imprese del territorio, spesso attive nelle stesse ore del picco solare, l’allineamento è naturale e contribuisce a stabilizzare la curva di utilizzo, migliorando l’efficacia della configurazione per tutti.
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Verso il futuro: accumulo ed e-mobility
Il progetto è pensato per crescere nel tempo. La base è l’impianto fotovoltaico, ma già oggi si considera l’opportunità di integrare sistemi di accumulo elettrochimico per traslare una parte dell’energia verso le prime ore serali, quando le famiglie rientrano e la domanda residenziale riemerge. Allo stesso modo, l’abilitazione di punti di ricarica per la mobilità elettrica – in corrente alternata per la sosta prolungata e in corrente continua dove serva velocità – sarebbe la naturale estensione di un ecosistema che produce localmente e consuma localmente, con benefici che restano dove vengono generati.
Trasparenza e rendicontazione
La trasparenza è un pilastro operativo, non un ornamento retorico. La comunità avrà accesso a una rendicontazione periodica dei principali indicatori: produzione totale, quota di energia condivisa oraria, stima delle emissioni evitate, andamento dei consumi e stato delle iniziative sociali finanziate. È una scelta che responsabilizza, perché rende ciascuno consapevole del proprio contributo e perché lega il successo del progetto a grandezze osservabili. In questo senso, parlare di specific yield (chilowattora per chilowatt di picco installato) e di capacity factor (rapporto tra energia prodotta e potenza teorica annua) non è tecnicismo fine a sé stesso, ma un modo per leggere con più precisione come l’impianto sta lavorando nel nostro clima e quanto efficacemente la comunità lo sta utilizzando.
“Abbiamo voluto un impianto misurabile, non soltanto narrabile: 1 MWp, circa 1,35 GWh/anno attesi, un capacity factor coerente con il nostro territorio e oltre 400 tonnellate di CO₂ evitate. Ma soprattutto regole semplici che trasformano questi numeri in beneficio per famiglie e imprese. Con la chiusura del cantiere a dicembre 2025, entreremo nella fase dei collaudi e dell’allaccio” — Paolo Benfenati, Presidente WeVèz
Un modello che fa crescere il territorio
Guardando al contesto più ampio, la scelta di una CER significa anche ridurre l’esposizione ai picchi di prezzo e rendere il tessuto locale più resiliente rispetto alle oscillazioni dei mercati energetici. È una risposta concreta alla necessità di decarbonizzare, ma anche una forma di politica industriale diffusa: si investe in un’infrastruttura leggera e modulare che aumenta l’indipendenza dell’area e alimenta un circuito di valore interno, fatto di competenze, servizi e partecipazione. Non c’è retorica della panacea: c’è la consapevolezza di un percorso che migliora la vita quotidiana e che, sommando scelte coerenti, modifica il profilo energetico della città.
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Le tappe e il ruolo di WeVèz
Le tappe seguono una sequenza definita. La progettazione esecutiva e l’iter autorizzativo procedono in parallelo alla richiesta di connessione: la chiusura del cantiere è prevista per dicembre 2025, con successivi collaudi funzionali e allaccio. Da quel momento comincia la vita ordinaria della comunità, con il portale dedicato ai membri, l’assistenza per l’adesione dei nuovi ingressi e una programmazione di incontri pubblici per condividere risultati e priorità. È anche la fase in cui si potranno definire con maggiore precisione le misure di welfare energetico da attivare, indirizzando una parte del valore verso famiglie vulnerabili o progetti a forte impatto educativo e sociale.
Dietro questo disegno c’è il lavoro di WeVèz, cooperativa che unisce competenza tecnica, sensibilità territoriale e una governance esigente. Il compito è cucire insieme gli attori più pertinenti, garantire qualità progettuale e operativa, e soprattutto custodire la semplicità delle regole, perché la fiducia si costruisce con la coerenza dei processi almeno quanto con i risultati. Il megawatt di San Lazzaro non è un monumento tecnologico; è l’inizio di una normalità diversa, in cui il sole che cade sui nostri tetti diventa, letteralmente, un patrimonio comune.
Lorenzo Benfenati
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